è la parola che non dovrebbe mancare in un vocabolario affettivo perché ognuno di noi ha o ha avuto (o
avrà, c’è poco da fare) nel corso della propria vita, a che fare con un Ing. Dicesi Ing. un individuo regolarmente provvisto di laurea in ingegneria o in procinto di procurarsene una. Ai suoi occhi, gente che ha ottenuto una
laurea frequentando reading di poesia e studiando su
libri privi di formule vive in un perenne e confuso sessantotto in cui non c’è traccia di doccia e barbiere. A differenza di questi “letterini” che ignorano bellamente l’esistenza di un solido apparato scientifico le cui leggi
eterne governano il cosmo, l’Ing. ha letto tutti i classici
della letteratura. Nonostante questo tragico divario, la presenza di un
Ing. nella vita di un individuo che ignora la maggior parte delle leggi della fisica, può essere altamente desiderabile. Se sincero infatti, l’Ing. è preciso è affidabile:
telefonerà a orari stabiliti, ma telefonerà sempre. Saprà se il tuo caffè deve essere macchiato proprio quando ne
hai bisogno. Porterà la camicia in lavanderia e non dimenticherà di andarla a prendere. Non si dimenticherà di te. Una conoscenza che parte dai numeri e ti
svela un po’ alla volta le leggi eterne che governano il
cosmo. E inoltre in alcuni casi, casi fortunati, casi spettacolari, si ha la fortuna di incontrare un Ing. che è più che un Ing. E' raro ma succede. Capirete quando vi succederà. (Giusi Marchetta, Dizionario affettivo della lingua italiana,
Fandango Libri, Roma 2008) |